Un incontro denso di significato quello che si è svolto nella Sala Clementina sabato 15 novembre 2025, dove Papa Leone ha accolto in udienza circa centosessanta protagonisti del cinema internazionale.
Tra i presenti spiccavano Gianni Amelio, Roberto Andò, Judd Apatow, Francesca Archibugi, Marco Bellocchio, Monica Bellucci, Wang Bing, Cate Blanchett, Stéphane Brizé, Sergio Castellitto, Liliana Cavani, Maria Grazia Cucinotta, Abel Ferrara, Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, Matteo Garrone, Dag Johan Haugerund, Emir Kusturica, Spike Lee, George Miller, Gaspar Noé, Ferzan Özpetek, Paweł Pawlikowski, Stefania Sandrelli, Albert Serra, Giuseppe Tornatore e Gus Van Sant.

Una platea prestigiosa, rappresentativa dell’intera filiera: registi, attori, autori, tecnici e maestranze.
Nel suo intervento, il Pontefice ha richiamato l’attenzione sulla crisi che sta attraversando il settore, lanciando un appello chiaro a non ridurre i fondi destinati alla produzione culturale.

Ma soprattutto ha ribadito il valore profondo che il cinema continua ad avere nella vita sociale e spirituale delle comunità: «La settima arte — ha detto — resta un linguaggio essenziale per raccontare l’uomo e il suo tempo».

“Il grande cinema non sfrutta il dolore, lo ascolta”

Al centro del suo discorso, Papa Leone ha dedicato parole intense al rapporto tra cinema e sofferenza. Ha invitato gli artisti a non distogliere lo sguardo dalle ferite della contemporaneità — violenza, povertà, solitudine, migrazioni, dipendenze, guerre dimenticate — ma a trattarle con il rispetto e la profondità che le grandi opere richiedono.

«Non abbiate timore di confrontarvi con le fragilità del mondo», ha affermato. «Il vero cinema non usa il dolore per spettacolarizzarlo: lo accompagna, lo interroga. È così che hanno operato i maestri della storia del cinema».

Il Pontefice ha aggiunto che dare voce ai sentimenti più complessi dell’essere umano è «un atto d’amore», e che l’arte non deve rifuggire la fragilità, bensì saperla ascoltare e custodire. «Il cinema ha la capacità di educare lo sguardo senza essere didascalico», ha sottolineato.

“Artisti in cammino: pellegrini dell’immaginazione”. Ricollegandosi al tema del Giubileo, Papa Leone ha definito i lavoratori del cinema «pellegrini dell’immaginazione», capaci di attraversare il mistero dell’esperienza umana grazie alla potenza evocativa delle immagini.

«Voi che lavorate con la luce e con il tempo, con i volti e con i paesaggi, con le parole e con i silenzi, siete cercatori di senso», ha detto.
«Raccontate la speranza anche quando vi confrontate con le tragedie del nostro tempo». In questo senso, il Pontefice ha voluto rinnovare la vicinanza della Chiesa al mondo dell’arte.

Citando San Paolo VI: «Se siete amici della vera arte, siete nostri amici». Una frase che Papa Leone ha ripreso per riaffermare la stima verso chi dedica la propria vita a narrare la realtà attraverso il cinema.

Il cinema come spazio di rigenerazione.

Il discorso si è concluso con una definizione destinata a far riflettere: «Il cinema è un laboratorio della speranza, un luogo dove l’uomo torna a guardare sé stesso e il proprio destino».
Un messaggio che suona come un incoraggiamento agli artisti affinché continuino a cercare la verità, esplorare la complessità umana e offrire al pubblico storie che illuminano, interrogano e, soprattutto, restituiscono fiducia nel futuro.